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Non sono mele marce ma un sintomo dello stato in cui versa l’arma dei carabinieri

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Solo chi non vuol vedere può parlare di mele marce, di casi isolati. Quanto è avvenuto in Lunigiana, invece, è la conferma di quanto ormai nell’arma dei carabinieri convivano sia  alcuni elementi eversivi, sia alcuni elementi malavitosi. Senza scomodare i casi più noti: come i pestaggi della scuola Diaz, quanto avvenne nella caserma di Bolzaneto o il caso di Stefano Cucchi, sono centinaia i casi denunciati in tutta Italia di abusi e soprusi da parte delle cosiddette forze dell’ordine.

Quanto avvenuto in Lunigiana sia nei numeri; ben otto accusati di cui quattro arrestati ma gli indagati sono almeno ventidue; sia per la gravità dei reati: stupro, sequestro, violenze, lesioni, ecc. ecc.. ci conferma che solo degli ingenui o delle persone in malafede possono continuare a riporre fiducia nell’arma dei carabinieri, un’istituzione che andrebbe radicalmente modificata azzerandone i vertici.

Dalle intercettazioni sugli indagati in Lunigiana emergono frasi raccapriccianti come; La Pm che indaga deve morire e pure male.” o “Quello che facciamo in servizio è solo cosa nostra. Proprio come la mafia.”

A seguito di queste indagini é finito in carcere il brigadiere Alessandro Fiorentino e asono finiti agli arresti domiciliari i carabinieri Ian Nobile, Gianluca Granata e Luca Varone.

Ancora stupida repressione sul movimento di lotta per la casa viareggino

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Ad una decina di compagne e compagni dell’Unione Inqulini e della Brigata Sociale Antisfratto è arrivata la notifica della conclusione delle indagini preliminari per un reato  che sarebbe avvenuto nel 2013 a Torre del Lago.  L’accusa di violenza ai danni dell’ufficiale giudiziario (art 337 c.p.) sembra però essere del tutto infondata. Si tratta, quindi, dell’ennesimo pretesto per cercare di bloccare l’importante lavoro sociale che Unione Inquilini e Brigata Sociale Antisfratto stanno portando avanti da anni sul territorio.

Ricordiamo inoltre che il 16 maggio inizierà un altro processo sempre con accuse pretestuose ai danni di chi lotta per il diritto all’abitare.

Violenta repressione al G7 di Lucca con fermi ingiustificati e manganellate indiscriminate.

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La repressione torna a colpire e non dobbiamo meravigliarcene visto l’arrivo di nuovi venti di guerra. Quanto avvenuto a Roma lo scorso 25 marzo, dove metà corteo è stato sequestrato dalle forze di polizia, è stato solo l’antipasto di quanto poi è accaduto a Lucca per il G7 il 10 aprile.

Il governo italiano patteggia, a Strasburgo davanti al tribunale dei diritti per l’uomo, per le violenze della sua polizia al G8 di Genova del 2001 ma continua a reprimere il dissenso. Continua a non avere una legge adeguata sulla tortura, continua a non far mettere i numeri identificativi sui caschi degli agenti.

Il decreto Minniti Orlando è un ulteriore restringimento delle libertà, un decreto che dichiara guerra ai poveri e che mette nelle mani degli apparati repressivi altri strumenti coercitivi per garantire il potere delle classi dominanti. (Su questo tema affrontato anche al contro – vertice del G7 torneremo.)

Il corteo di Lucca è stato vietato in centro città, le strade dentro le mura erano interdette. In questa fase storica i regimi democratico capitalistici vogliono decidere anche come manifestare. Naturalmente i compagni lucchesi non accettato questo diktat e hanno provato a forzare (un solo tentativi e senza oggetti atti ad offendere) a Porta San Jacopo. La reazione delle forze di polizia è stata brutale e sproporzionata. Cariche indiscriminate a tutti i settori del corteo, manganellate anche su persone anziane, tentativi di investire manifestanti alla coda del corteo con i furgoni. Diversi fermi per futili motivi e numerosi contusi tra i manifestanti. Una repressione vigliacca che merita la condanna ferma di chiunque non voglia chinare la testa. Sulla vicenda si annuncia un’interrogazione al parlamento europeo da parte della deputata Eleonora Forenza che ha definito vergognosa questa repressione.

I compagni che si occupano di repressione seguiranno gli sviluppi di questa vicenda solidarizzando con chiunque dovesse essere colpito da denunce, arresti o altri provvedimenti.

La Corte di Cassazione assolve l’infermiera coivolta nella morte di Daniele Franceschi

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Ci giunge la conferma della notizia che la corte di cassazione francese ha confermato il proscioglimento dell’infermiera accusata di omicidio involontario per la morte di Daniele Franceschi avvenuta nel carcere di Grasse il 25 agosto 2010. Alla fine a rimanere condannato è rimasto solo il medico che aveva rinunciato a fare ricorso. La giustizia francese si conferma piena di lacune e cerchiobottista. Purtroppo in Francia sono numerosi i casi di morti nelle carceri rimasti impuniti.

Cira Antignano, la madre coraggio di Daniele, giudica la cosa profondamente ingiusta.

Solidali con tutti i No TAV colpiti dalla vile repressione

Libertà per i no TAV arrestate Moretti

Puntuale come un orologio svizzero, due giorni dopo i ballottaggi, la magistratura realizza l’ennesima azione repressiva, indegna per un paese che si volesse definire civile. Ancora una volta nel mirino dei PM non finisce la criminalità organizzata che trae profitto dalle tangenti delle grandi opere ma il movimento “No TAV”. A finire in un inchiesta pretestuosa portata avanti dal PM Rinaudo sono 23 persone colpevoli di difendere il territorio dalla devastazione e saccheggio che lo stato con le solite aziende vuole compiere costruendo l’alta velocità. I fatti si riferiscono alla grande giornata di resistenza dello scorso 28 giugno. Due persone sono finite in carcere, due ai domiciliari e agli altri è stato dato l’obbligo di firma tutti i giorni. Ad essere vittima di questo ultimo provvedimento anche una donna di 70 anni. A tutti i colpiti da questi provvedimenti esprimiamo la nostra piena solidarietà. Nei giorni scorsi la repressione aveva colpito la studentessa, Roberta Chiroli, colpevole di avere presentato una tesi di laurea contro la TAV. Roberta si è vista condannare a due mesi per concorso morale in violenza aggravata e occupazione di terreni. Definire la sentenza ridicola ci appare il minimo. Ormai la democrazia in Italia è sospesa da tempo e si condannano le persone per le opinioni.

Pensiamo, tuttavia, che per fermare il coraggioso movimento No TAV serva ben altro e siamo sicuri che queste odiose azioni repressive provocheranno reazioni di solidarietà e di nuova resistenza sociale.

Muore un detenuto nel carcere di Lucca

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Un altra morte in carcere. Si tratta di un detenuto originario di Napoli che scontava la sua pena nel carcere di San Giorgio a Lucca. Sembrerebbe, il condizionale è d’obbligo in questi casi, che si sia suicidato inalando il gas dalle bombolette per cucinare. A prescindere dal fatto che si tratti di suicidio o altro, siamo di fronte ell’ennesima morte in carcere che ci conferma la disumanità delle prigioni italiane.

I penitenziari italiani sono in condizioni igieniche pessime e sovraffollati con personale sanitario insufficiente e spesso non all’altezza. Molti detenuti avrebbero bisogno di cure e assistenza psicologica ma sembra che negare questo sia divenuta una pena aggiuntiva non prevista dal codice penale. Di fronte al cinismo e all’insensibilità di un’opinione pubblica sempre più forcaiola perché orientata da certa informazione faziosa e incivile non ci resta che ricordare che l’Italia è già stata condannata dall’Unione Europea per le condizioni delle sue carceri e che molti detenuti sono in regime di detenzione per reati che potrebbero essere tranquillamente depenalizzati.

Sentenza vergognosa sul caso di Daniele Franceschi ma non è ancora finita

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Arriva dalla Francia una notizia clamorosa e sconcertante.

La sentenza di appello sul caso Daniele Franceschi rovescia quella di primo grado. Ad Aix En Provence il tribunale di appello assolve l’infermiera Stephanie Colonna condannata invece in primo grado ad un anno di reclusione. Il medico anche lui condannato in primo grado non ha fatto ricorso quindi per lui rimane valida la condanna. La sentenza farà discutere e siamo in attesa di leggere le motivazioni quello che è certo però è che la giustizia francese ha confermato di essere la giustizia di uno stato capitalista: forte con i deboli e debole con i forti. Si è offesa in questo modo la memoria di Daniele Franceschi e le tante persone che in questi anni hanno lottato per avere verità e giustizia. Ci stringiamo accanto a mamma Cira e pensiamo che doverosa sia la decisione dei legali di ricorrere in cassazione. Tuttavia, non ci aspettiamo niente da uno stato che spende in armamenti militari e che taglia in sociale e istruzione. La Francia come l’Italia e gli altri paesi dell’UE stanno vivendo una deriva razzista e repressiva. I diritti dei detenuti non contano niente. Abbiamo così che gli assassini di Daniele Franceschi morto nel carcere di Grasse siano impuniti e che gli operai di Air France che protestavano contro i manager responsabili dei loro licenziamenti siano in carcere e rischino pene fino a cinque anni.