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Nove anni fa nel carcere di Grasse moriva il viareggino Daniele Franceschi.

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Il 25 agosto di nove anni nel carcere francese di Grasse moriva il viareggino Daniele Franceschi. Daniele, se fosse stato soccorso in tempo, avrebbe potuto essere salvato. Purtroppo dopo indagini e processi e anche qualche piccola condanna non siamo giunti alla verità completa su quei fatti. Il mistero più grande e anche la cosa più indegna è stata la scomparsa degli organi. Per diversi anni siamo stati a Grasse a manifestare per chiedere verità e giustizia per Daniele e abbiamo sostenuto la lotta della coraggiosa madre, Cira Antignano, anche con presidi anche sotto il consolato francese di Firenze e l’ambasciata francese di Roma. Cira dopo nove anni, giustamente ancora non si arrende e pretende la verità sulla morte di suo figlio. L’avvocato Aldo Lasagna, intanto, citerà espressamente l’istituto Pasteur, l’ospedale di Nizza dove si svolse l’autopsia di Daniele. «Gli organi furono esaminati in quell’istituto – dice l’avvocato Lasagna – ed è quell’istituto che doveva avere la responsabilità della conservazione e della restituzione. Se ci sono state delle responsabilità, è bene che vengano indagate dalle autorità».
Noi sosteremmo nei limiti del possibile questa nuova battaglia perché non ci siamo dimenticati di Daniele e perché non vogliamo che altre persone muoiano nelle carceri francesi, italiane o di qualsiasi altro paese.

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Il laboratorio contro la repressione “Sacko” contro il decreto sicurezza bis

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Dietro la propaganda populista del DECRETO SICUREZZA BIS si nasconde solo la voglia di repressione del ministro Salvini.

Da molti è stato definito disumano in tanti hanno espresso una profonda indignazione.

Per alcuni giuristi esperti si tratta di un decreto anticostituzionale. Quello che è certo che il Decreto Sicurezza bis è un insieme di norme repressive finalizzate a contenere il dissenso sociale e accontentare gli istinti più retrivi di un elettorato reazionario.

  • Sono previste multe con cifre sproporzionate per chi avesse l’umana volontà di salvare vite in mare : da 50.000 a 1.000.000 di euro

  • Viene, poi, aggravata la legge reale

  • Portare un fazzoletto al viso ad una manifestazione può portare a pene da due a tre anni;

  • chi accende un bengala o un fumogeno in un corteo può avere condanne da uno a quattro anni,

  • incremento di pene anche per il semplice reato di danneggiamento dove si può arrivare a prendere fino a cinque anni di reclusione.

Il decreto naturalmente non affronta reati relativi alla mafia e alla criminalità organizzata. Questi, evidentemente, non interessano al ministro dell’interno Matteo Salvini e al suo governo ormai sempre più sotto il suo totale controllo.

Da tempo denunciamo l’incremento del clima repressivo nel nostro paese. Del resto le classi dominanti si attrezzano in vista delle prossime crisi economiche e sociali. Il decreto sicurezza bis è uno strumento ancora più efficace per reprimere chi lotta e resiste. Si tratta di un ulteriore passo verso la costruzione di un regime di polizia per questo invitiamo a mobilitarci.

Laboratorio Contro la Repressione “Sacko”

Riprodotto in proprio—Versilia, agosto 2019

Solidarietà al Galeone sgomberato a Pisa

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Nella giornata del 30 luglio, con una violenta e brutale azione repressiva, è stato sgomberato il Galeone Occupato a Pisa. Le forze di polizia hanno deciso di mettere fine ad un’esperienza sociale e politica importante. Oltre allo sgombero numerose persone sono state identificate e denunciate per vari reati tra cui occupazione e furto di corrente. Si tratta dell’ulteriore conferma di come il clima stia cambiando e di come la lega e le destre dietro la legalità nascondano la loro voglia antidemocratica di censura. A tutte le compagne e a tutti i compagni colpiti da questa vile azione esprimiamo il massimo della solidarietà.

Il Laboratorio Contro la Repressione “Sacko” esprime solidarietà ai compagni colpiti da restringimenti cautelari per gli scontri del G7.

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Ancora una violenta azione repressiva ha colpito i compagni di mezza Italia. 17 provvedimenti cautelari, di cui 9 a Torino, sono stati emessi dalla magistratura per scontri che sarebbero avvenuti due anni fa durante il G7 di Venaria. Si tratta di motivazioni pretestuose finalizzate a criminalizzare e reprimere i centri sociali più attivi. Per tutte le compagne e i compagni che si sono visti restringere la propria libertà (7 agli arresti domiciliari e 10 con obbligo di firma) chiediamo che siano annullati questi provvedimenti che puzzano di vendetta. Troviamo oltre modo disgustoso che il ministro dell’interno sempre pronto ad insultare la.magistratura abbia, invece, espresso compiacimento per l’operazione di polizia.

A tutti quanti i colpiti dalla repressione va la nostra piena solidarietà.

Laboratorio Contro la Repressione “Sacko”

Muore trentunenne ad Empoli durante un fermo di polizia

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Ancora un morto, l’ennesimo, per mano delle forze di polizia.

Dopo la volgare propaganda, per l’arresto di Cesare Battisti, con i ministri dell’interno e della giustizia, Salvini e Bonafede, in uniforme e centinaia e centinaia di uomini ad accoglierlo come fosse un trofeo di guerra da esibire c’è da aspettarsi di tutto. Le parola di Salvini “Questo comunista deve marcire in galera” danno il senso di quale clima ci sia nel paese.

Dopo gli ignobili attacchi di Salvini alla sorella di Stefano Cucchi, e la vergognosa assoluzione in cassazione dei carabinieri che hanno assassinato Riccaro Magherini, per il quale siamo anche scesi in piazza lo scorso 10 dicembre, abbiamo un altro ragazzo morto in circostanze ambigue. Si tratta di un giovane tunisino di 31 anni, morto ad Empoli per cause ancora da accertare. Alcuni parlano di un malore ma quello che sembra certo che il ragazzo aveva mani e piedi legati. Probabilmente si è trattato di un arresto cardiocircolatorio che potrebbe essere stato causato dalla manovra non corretta di immobilizzazione del soggetto da parte delle forze di polizia. I compagni di ACAD seguiranno la cosa e informeranno. La vigilanza, per impedire che si mandi nel dimenticatoio questo ennesimo crimine è importante. Deve essere chiaro che se toccano uno toccano tutti. La magistratura ha aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo ma Salvini si è già schierato a sostegno dell’operato dei poliziotti.

Alcuni spunti dopo l’assoluzione di chi contestò Salvini a Viareggio.

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E’ comprensibile l’esultanza di compagni e compagne per l’esito assolutorio della faccenda. E’ immaginabile il sollievo di chi ha vissuto tutto questo tempo con la spada di Damocle di una condanna penale o “anche solo” amministrativa. E’ un sollievo che sfiora la felicità, felicità che raddoppia al leggere della reazione scomposta del Ministro degli Interni a cui, subito dopo, ha fatto seguito la canea dei seguaci che hanno riempito le pagine FB di ingiurie per i giudici.

Dopo tutto questo, riprendendo il respiro dopo la legittima allegria, chiediamo a tutt@ una riflessione politica sull’assoluzione che era tutt’altro che scontata.

Pensiamoci un attimo.

Non una cimatina, con una piccola, ma significativa condanna, a chi si individua come “capo banda”. Giusto per fargli capire che a fare il capopopolo si paga e …”la prossima volta ci pensi su due volte……”.

Neppure qualche multa spalmata su tutti gli imputati (o quasi) come tiratina “benevola” di orecchie perché ” …….sia di monito per il futuro..”

Niente!

Forse, e Salvini pare capirlo al volo, la Magistratura di Lucca, la Procura, non accettano , almeno per ora, di diventare il docile “manganello” della nuova destra rampante.

La Magistratura di Lucca si é trovata ad emettere una sentenza mentre entrava in vigore il nuovo Decreto Sicurezza Salvini (DSS) e ha scelto di non prestarsi a fare da apripista.

Per ora così appare.

Noi non possiamo aspettare però che le cose cambino perché ciò può avvenire come per le tempeste in vetta dove passi dal sole del lato sud alla bufera del lato nord in un attimo.

Bisogna attrezzarci prima di veder applicate al peggio le norme repressive e liberticide del DSS.

Il “Laboratorio Contro La Repressione” SACKO mentre invita alla massima prudenza, si prepara a inaugurare per il 2019 un processi di elaborazione per :

— fornire informazione e formazione con:

a) la stampa di un vademecum di comportamento e di conoscenza legale diffuso capillarmente

b) un calendario di seminari sul tema ( per ora sul territorio che comprende le province di Lucca e Massa Carrara)

— mettere in piedi un team di Soccorso Legale

— mettere in piedi un team di Soccorso Sindacale

— Istituire una Cassa di Resistenza per lavoratori in lotta e militanti perseguiti

Ci rendiamo conto delle difficoltà per realizzare quanto sopra, ma contiamo di incontrare sul cammino tante altre energie e capacità.

Laboratorio Contro La Repressione Sackò

20 dicembre 2018

Solidarietà ai 33 manifestanti rinviati a giudizio per il G7 di Lucca nell’aprile 2017

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Alla fine la macchina repressiva, come ampiamente prevedibile, ha acceso i motori mandano a processo le compagne e i compagni che scesero in piazza contro il G7 a Lucca nell’aprile del 2017.

Il GUP Antonia Aracri ha rinviato a giudizio 33 dei 37 compagni che erano indagati. Si tratta di un’operazione repressiva che colpisce molti generosi militanti dell’antagonismo non solo lucchese ma anche di Massa, Firenze, La Spezia, ecc..

Totale e senza titubanza alcuna la nostra solidarietà agli imputati che, a partire dal prossimo 4 aprile, dovranno difendersi nelle aule di tribunale per l’inizio dell’ennesimo processo politico contro chi non si piega all’arroganza del potere e ha l’ardire di dissentire. Ricordiamo benissimo quella giornata, in una Lucca militarizzata all’inverosimile, per le pesanti cariche della polizia su tutto il corteo. Il corteo fu spezzato e disperso anche se alla fine i compagni riuscirono a ricomporsi e a terminarlo.

Come Laboratorio Contro la Repressione “Sacko” ci mettiamo al servizio di chi subisce repressione e criminalizzazione, Seguiremo questo processo cercando di costruire il massimo della solidarietà attorno agli imputati.

Laboratorio Contro la Repressione “Sacko”