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Tantissime realtà politiche e sociali solidali con chi contestò Salvini a Viareggio nel maggio 2015

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Il segretario della lega, Matteo Salvini, super blindato e scortato, in ogni campagna elettorale, percorre il paese ad insultare, disseminare odio razziale e ad invocare l’affondamento dei barconi con donne e bambini a bordo, oltre che auspicare ruspe purificatrici nei campi rom. Nel maggio 2015 fece tappa a Viareggio attirandosi la sacrosanta contestazione di alcune centinaia di viareggini solidali e antirazzisti. A seguito di quella contestazione la magistratura decise di emanare ventotto decreti penali di condanna con multe di 1.250 euro. Gli imputati ovviamente decisero di rifiutare tale decisione e fecero ricorso chiedendo il processo. In questi anni sono state promosse varie iniziative di solidarietà per ribadire che l’antirazzismo non si processa, che la repressione non fermerà le lotte sociali e che la solidarietà è un’arma importante da esprimere a chi è colpito dalla repressione. Fischiare in una piazza è sintomo di democrazia. Per questo a tutti gli imputati nel processo che inizierà venerdì 9 marzo va la nostra più convinta solidarietà.

Repubblica Viareggina

Brigata Sociale Antisfratto

Cantiere Sociale Versiliese

Communia Viareggio e Versilia

COBAS Viareggio

Donne in Cantiere

Federazione Giovanile Comunista Viareggio e Versilia

Gruppo Autonomo Viareggio

Partito Comunista di Viareggio

Partito Comunista dei Lavoratori Viareggio e Coordinamento Toscano PCL

Partito dei CARC Viareggio

Potere al Popolo Viareggio

Officina Dada Boom

Osservatorio contro il carcere e la repressione “Daniele Franceschi”

Spazio Antagonista di Resistenza Sociale

Unione inquilini

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Quante sono le mele marce nelle caserme dell’arma?

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Ogni qualvolta tra le forze armate si rilevano episodi di violenza o reati gravi l’informazione tende a parlare di alcune mele marce. Ammessa e non concessa questa narrazione, le mele marce poi contaminano l’intero cesto. Non sappiamo quante siano, ormai, le mele marce ma sappiamo che non sono “alcune.” Solo, per rimanere, in Toscana gli episodi indegni compiuti da esponenti dell’arma dei carabinieri si contano a decine. A noi, quindi, non sorprende minimamente che dentro una caserma sia stata trovata una bandiera nazista. Quest’ultimo odioso evento, avvenuto a Firenze alla caserma Baldissera, si va assommare allo stupro delle due giovani ragazze americane di quest’estate, sempre nel capoluogo toscano. Ma non dimentichiamo l’inchiesta sulla caserma di Aulla dove diversi militari si sarebbero macchiati di vari soprusi, intimidazioni e violenze. Quattro furono gli arresti ma ben trentasette il numero degli indagati E se volessimo ritornare nella città dell’Arno come dimenticare l’omicidio di Riccardo Magherini, del 3 marzo 2014, per il quale sono stati già condannati tre carabinieri. Andando a Grosseto abbiamo un carabiniere cinquantenne patrigno arrestato, lo scorso settembre, sembrerebbe per avere abusato di una bimba di sette anni. Questi sono solo gli episodi più noti e recenti. Ma molti giovani segnalano piccoli abusi nelle varie province, un fermo più lungo del normale, una perquisizione senza autorizzazione. Molti di questi episodi non vengono nemmeno denunciati per paura o altro. Viene quindi da fare una riflessione se mai si fosse trattato di mele marce ormai sono diversi i cesti contaminati. Tuttavia, noi pensiamo che il problema stia a monte o vero nella natura con cui è stata pensata e si è sviluppata l’arma dei carabinieri. Abbiamo ancora negli occhi i pestaggi della scuola Diaz o le torture della caserma Bolzaneto a Genova nel luglio 2001 per potere parlare, solo, di alcune mele marce. La bandiera nazista può indignare la ministra Pinotti ma certe sue parole ci sembrano solo di circostanza. Senza un progetto che rimetta radicalmente mano all’arma dei carabinieri saremo costretti a commentare altri episodi analoghi nel futuro.

Solidarietà del coordinamento contro la repressione ai compagni per il processo che inizia domani per i fatti dell’ex caserma

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Inizia venerdì 17, a Lucca, un processo contro alcuni compagni di Viareggio e Massa, responsabili di avere protestato dopo uno sgombero di una casa con un gesto simbolico di occupazione dell’ex Caserma in via Mazzini a Viareggio. Le accuse pretestuose non sono quelle di occupazione, perché la proprietaria dell’immobile non ha mai esposto denuncia, ma quelle di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. Il processo è stato richiesto dai compagni che si erano visti recapitare decreti penali di condanna che chiedevano loro multe dai 15.000 alle 23.000 euro a testa. Ancora una volta la repressione cerca di intimidire chi resiste e si impegna nelle lotte sociali. Siamo sicuri che i compagni reagiranno compatti a questa intimidazione e come Coordinamento contro la repressione esprimiamo loro la nostra piena solidarietà.

Coordinamento contro la repressione

Ingiusta condanna alla lavoratrice e compagna Gina De Angeli che però non è sola in questa lotta.

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Una sentenza profondamente ingiusta che non possiamo minimamente accettare perché è una sentenza contro il mondo del lavoro, contro la solidarietà, contro i diritti costituzionali e contro il buon senso. Una sentenza padronale che seppure minima da un segnale chiaro che non può lasciarci indifferenti. La condanna ad un mese di reclusione e 105 euro di multa, seppure sospese, a Gina De Angeli, da parte del tribunale di Massa per la colpa di avere solidarizzato con le lavoratrici della Dussman in lotta è un fatto molto grave.

La sentenza è giunta giovedì 19 ottobre dopo numerose udienze e dopo numerose testimonianze che avevano di fatto smentito il capo d’imputazione ma i giudici non hanno tenuto conto e con ostinazione hanno emesso una condanna che sarà impugnata in appello dai legali Antonini e Dalle Luche.

A sostenere Gina anche all’ultima udienza numerosi compagni appartenenti a varie realtà come il Collettivo Solidarietà OrganizzazioneSalute (SOS), il Comitato “Noi siamo la sanità pubblica e il Coordinamento contro la repressione di Massa Lucca Viareggio e Versilia.

8 agosto giornata contro la repressione a Viareggio con Italo di Sabato

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Martedì 8 Agosto c/o l’area festa di Viareggio in via Menini (zona Stadio dei Pini) il Coordinamento Contro la Repressione di Lucca, Massa Viareggio e Versilia organizza una iniziativa politica di solidarietà e sostegno verso cittadini e compagni che sono stati denunciati dalla Magistratura per aver contestato a Viareggio il 16 maggio 2015 il Segretario della Lega Nord Salvini che porta avanti una politica intollerante e xenofoba e altri giovani compagni e lavoratori di Massa che hanno ricevuto dei decreti Penali di condanna per avere sostenuto lavoratori e lavoratrici in lotta per il posto di lavoro, per avere difeso il diritto all’abitare o ancora lavoratori delegati Rls che in questi anni anni sono stati licenziati per aver difeso la sicurezza e la salute nei propri posti di lavoro. La solidarietà ed il sostegno da parte di cittadini, sinceri democratici, giovani, lavoratori e lavoratrici, pensionati sono necessari per sviluppare unità, organizzazione e lotta. Programma della Giornata: Ore 18,00 Dibattito su lotte e repressione, sarà presente il Responsabile nazionale dell’Osservatorio contro la Repressione Italo Di Sabato a seguire proiezioni di alcuni video a cura del CINESARS sulle lotte del 2003 Ore 22,00 concerti degli White Room e del Suonificio Popolare Apuano. Il bar apre alle 17.00 e la cucina alle 20,00 con cibo sia di carne che sia vegano.

“Coordinamento Contro la Repressione Lucca Massa Versilia Viareggio”

Solidarietà a chi contestò Matteo Salvini a Viareggio! L’antirazzismo non si processa, il razzismo sì! Verso il presidio del 14 luglio!

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Oltre 500 volantini sono stati distribuiti al mercato di Viareggio giovedì 6 da parte del coordinamento contro la repressione che ha convocato per il prossimo 14 luglio un presidio, in passeggiata, di solidarietà con chi contestò Salvini e il prossino 18 luglio si vedrà a processo. Ecco il testo del volantino che è stato distribuito.

Solidarietà a chi contestò

Matteo Salvini a Viareggio!

L’antirazzismo non si processa, il razzismo sì!

Il 18 luglio prossimo inizierà, a Lucca, il processo contro 28 compagne e compagni appartenenti a varie realtà sociale e politiche colpevoli di avere contestato il razzista Matteo Salvini nel maggio del 2015 a Viareggio.

I reati contestati sono quelli anacronistici di adunata sediziosa e manifestazione non autorizzata risalenti al codice Rocco di memoria fascista. La cosa che però ci preme sottolineare che questo processo avviene per volontà dei compagni che lo hanno richiesto. Infatti, la magistratura aveva emesso dei decreti penali di condanna chiedendo il pagamento di una sanzione di 1500 euro.

Il decreto penale di condanna è uno strumento odioso, al limite del costituzionale, usato per reati minori con il fine di fare cassa. Si tratta di condanne emesse senza che la difesa abbia la possibilità di sostenere le proprie tesi in un normale dibattimento. Ad ottobre 2016 una partecipata assemblea tenutasi a Massa ha spiegato nei dettagli quale sia il funzionamento di questo strumento repressivo e di come sia conveniente opporvisi.

Il 18 luglio quindi si va a processo per volontà delle compagne e dei compagni che non si fanno intimorire, che non accettano di essere criminalizzati e repressi.

L’antifascismo, l’antirazzismo, il diritto all’abitare e le lotte dei lavoratori non si processano. Per questi motivi il coordinamento contro la repressione sarà al fianco degli imputati nelle varie iniziative che saranno intraprese. Pensiamo non solo che la solidarietà sia un atto dovuto a chi resiste ma che contestare chi semina odio e alimenta guerre tra poveri, come fa il signor Matteo Salvini, è giusto che sia contestato.

Nel Maggio del 2015 diverse centinaia di persone: lavoratori, studenti, disoccupati, giovani e non, italiani e migranti, in modo spontaneo, contestarono la presenza di Salvini che anche in quel giorno non perse l’occasione per provocare ed esternare le sue barbarie. La magistratura su segnalazione delle forze di polizia decise però di mandare decreti di penale solo a 28 persone, quelle maggiormente impegnate in attività politiche e sociali. Si tratta quindi di un’azione politico – repressiva che deve vederci tutte/i mobilitarci al fianco degli imputati che non hanno alcuna intenzione di sentirsi tale e che rilanciano accusando Matteo Salvini.

Sabato 8 luglio ore 20.00 piazza Margherita presidio in solidarietà a chi contestò Matteo Salvini

fip Viareggio 30 giugno 2017

Coordinamento contro la repressione

di Lucca, Massa, Viareggio e Versilia

Non sono mele marce ma un sintomo dello stato in cui versa l’arma dei carabinieri

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Solo chi non vuol vedere può parlare di mele marce, di casi isolati. Quanto è avvenuto in Lunigiana, invece, è la conferma di quanto ormai nell’arma dei carabinieri convivano sia  alcuni elementi eversivi, sia alcuni elementi malavitosi. Senza scomodare i casi più noti: come i pestaggi della scuola Diaz, quanto avvenne nella caserma di Bolzaneto o il caso di Stefano Cucchi, sono centinaia i casi denunciati in tutta Italia di abusi e soprusi da parte delle cosiddette forze dell’ordine.

Quanto avvenuto in Lunigiana sia nei numeri; ben otto accusati di cui quattro arrestati ma gli indagati sono almeno ventidue; sia per la gravità dei reati: stupro, sequestro, violenze, lesioni, ecc. ecc.. ci conferma che solo degli ingenui o delle persone in malafede possono continuare a riporre fiducia nell’arma dei carabinieri, un’istituzione che andrebbe radicalmente modificata azzerandone i vertici.

Dalle intercettazioni sugli indagati in Lunigiana emergono frasi raccapriccianti come; La Pm che indaga deve morire e pure male.” o “Quello che facciamo in servizio è solo cosa nostra. Proprio come la mafia.”

A seguito di queste indagini é finito in carcere il brigadiere Alessandro Fiorentino e asono finiti agli arresti domiciliari i carabinieri Ian Nobile, Gianluca Granata e Luca Varone.