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Muore trentunenne ad Empoli durante un fermo di polizia

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Ancora un morto, l’ennesimo, per mano delle forze di polizia.

Dopo la volgare propaganda, per l’arresto di Cesare Battisti, con i ministri dell’interno e della giustizia, Salvini e Bonafede, in uniforme e centinaia e centinaia di uomini ad accoglierlo come fosse un trofeo di guerra da esibire c’è da aspettarsi di tutto. Le parola di Salvini “Questo comunista deve marcire in galera” danno il senso di quale clima ci sia nel paese.

Dopo gli ignobili attacchi di Salvini alla sorella di Stefano Cucchi, e la vergognosa assoluzione in cassazione dei carabinieri che hanno assassinato Riccaro Magherini, per il quale siamo anche scesi in piazza lo scorso 10 dicembre, abbiamo un altro ragazzo morto in circostanze ambigue. Si tratta di un giovane tunisino di 31 anni, morto ad Empoli per cause ancora da accertare. Alcuni parlano di un malore ma quello che sembra certo che il ragazzo aveva mani e piedi legati. Probabilmente si è trattato di un arresto cardiocircolatorio che potrebbe essere stato causato dalla manovra non corretta di immobilizzazione del soggetto da parte delle forze di polizia. I compagni di ACAD seguiranno la cosa e informeranno. La vigilanza, per impedire che si mandi nel dimenticatoio questo ennesimo crimine è importante. Deve essere chiaro che se toccano uno toccano tutti. La magistratura ha aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo ma Salvini si è già schierato a sostegno dell’operato dei poliziotti.

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Alcuni spunti dopo l’assoluzione di chi contestò Salvini a Viareggio.

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E’ comprensibile l’esultanza di compagni e compagne per l’esito assolutorio della faccenda. E’ immaginabile il sollievo di chi ha vissuto tutto questo tempo con la spada di Damocle di una condanna penale o “anche solo” amministrativa. E’ un sollievo che sfiora la felicità, felicità che raddoppia al leggere della reazione scomposta del Ministro degli Interni a cui, subito dopo, ha fatto seguito la canea dei seguaci che hanno riempito le pagine FB di ingiurie per i giudici.

Dopo tutto questo, riprendendo il respiro dopo la legittima allegria, chiediamo a tutt@ una riflessione politica sull’assoluzione che era tutt’altro che scontata.

Pensiamoci un attimo.

Non una cimatina, con una piccola, ma significativa condanna, a chi si individua come “capo banda”. Giusto per fargli capire che a fare il capopopolo si paga e …”la prossima volta ci pensi su due volte……”.

Neppure qualche multa spalmata su tutti gli imputati (o quasi) come tiratina “benevola” di orecchie perché ” …….sia di monito per il futuro..”

Niente!

Forse, e Salvini pare capirlo al volo, la Magistratura di Lucca, la Procura, non accettano , almeno per ora, di diventare il docile “manganello” della nuova destra rampante.

La Magistratura di Lucca si é trovata ad emettere una sentenza mentre entrava in vigore il nuovo Decreto Sicurezza Salvini (DSS) e ha scelto di non prestarsi a fare da apripista.

Per ora così appare.

Noi non possiamo aspettare però che le cose cambino perché ciò può avvenire come per le tempeste in vetta dove passi dal sole del lato sud alla bufera del lato nord in un attimo.

Bisogna attrezzarci prima di veder applicate al peggio le norme repressive e liberticide del DSS.

Il “Laboratorio Contro La Repressione” SACKO mentre invita alla massima prudenza, si prepara a inaugurare per il 2019 un processi di elaborazione per :

— fornire informazione e formazione con:

a) la stampa di un vademecum di comportamento e di conoscenza legale diffuso capillarmente

b) un calendario di seminari sul tema ( per ora sul territorio che comprende le province di Lucca e Massa Carrara)

— mettere in piedi un team di Soccorso Legale

— mettere in piedi un team di Soccorso Sindacale

— Istituire una Cassa di Resistenza per lavoratori in lotta e militanti perseguiti

Ci rendiamo conto delle difficoltà per realizzare quanto sopra, ma contiamo di incontrare sul cammino tante altre energie e capacità.

Laboratorio Contro La Repressione Sackò

20 dicembre 2018

Solidarietà ai 33 manifestanti rinviati a giudizio per il G7 di Lucca nell’aprile 2017

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Alla fine la macchina repressiva, come ampiamente prevedibile, ha acceso i motori mandano a processo le compagne e i compagni che scesero in piazza contro il G7 a Lucca nell’aprile del 2017.

Il GUP Antonia Aracri ha rinviato a giudizio 33 dei 37 compagni che erano indagati. Si tratta di un’operazione repressiva che colpisce molti generosi militanti dell’antagonismo non solo lucchese ma anche di Massa, Firenze, La Spezia, ecc..

Totale e senza titubanza alcuna la nostra solidarietà agli imputati che, a partire dal prossimo 4 aprile, dovranno difendersi nelle aule di tribunale per l’inizio dell’ennesimo processo politico contro chi non si piega all’arroganza del potere e ha l’ardire di dissentire. Ricordiamo benissimo quella giornata, in una Lucca militarizzata all’inverosimile, per le pesanti cariche della polizia su tutto il corteo. Il corteo fu spezzato e disperso anche se alla fine i compagni riuscirono a ricomporsi e a terminarlo.

Come Laboratorio Contro la Repressione “Sacko” ci mettiamo al servizio di chi subisce repressione e criminalizzazione, Seguiremo questo processo cercando di costruire il massimo della solidarietà attorno agli imputati.

Laboratorio Contro la Repressione “Sacko”

Da Viareggio “Giustizia per Riccardo Magherini”

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Alla fine dell’assemblea in difesa degli spazi a cui hanno partecipato Cantiere Sociale Versilese, dell’Officina Dada Boom, della CSOA SARS, della Casa delle Donne, di  Maschile Plurale, di Potere al Popolo della Versilia e di Lucca, di Repubblica Viareggina del Tafferuglio, della Casa Rossa Occupata di Montignoso, della Brigata Mutuo Sociale per l’Abitare e del Laboratorio contro la Repressione “Sacko”. è stato deciso di fare una fotografia congiunta per chiedere verità e giustizia per Riccardo Magherini.

La sentenza della cassazione, che ribaltando i giudizi del processo di primo grado e d’appello, assolve i tre carabinieri  e fa un torto alla famiglia di Riccardo e a chiunque voglia verità e giustizia per quella drammatica vicenda tipicamente italiana. Magherini, nell’aprile del 2014, fu fermato e bloccato in modo scomposto da alcuni carabinieri che lo ammanettarono e bloccarono a terra nonostante lui stesse male e lo urlasse.

Lo striscione recita “Sappiamo chi è stato. Giustizia per Riccardo”

Ricordato Gabriele Sandri dagli ultras viareggini

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La Viareggio Ultras ha ricordato Gabriele Sandri con lo striscione “Gabbo Vive” nell’anniversario della sua morte. Gabriele Sandri tifoso laziale fu giustiziato a sangue freddo dall’agente di polizia Luigi Spaccarotella nei pressi di un autogrill in provincia di Arezzo l’11 novembre 2007 Troppe sono le vittime delle “forze dell’ordine” nel nostro paese.

Incontro Con Gianfranco Castellotti sulla repressione in Turchia

 

45267281_1126688187492341_8054993584899751936_nIl Laboratorio contro la Repressione Sacko promuove per venerdì 9 novembre alle ore 21 presso il Cantiere Sociale Versiliese di via Belluomini 18 al Varignano un incontro sull’emergenza democratica in Turchia e la repressione che il “sultano” Erdogan esercita sugli oppositori. Per l’occasione interverrà l’attivista Gianfranco Castellotti dell’Antimperialist Front Italia recentemente fermato per alcuni giorni in Turchia.

Solidarietà al compagno del front anti -imperialist Italia fermato in Turchia

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Gianfranco Castellotti Libero!!! Il compagno Gianfranco è stato arrestato ad Istanbul durante le udienze del processo che il regime di Erdogan ha costruito contro il gruppo musicale Grup Yorum simbolo della resistenza del Popolo Turco. Il suo arresto è un atto terroristico contro l’Italia, il regime turco uccide, tortura e rapisce gli oppositori politici, Gianfranco rischia la vita. Il governo italiano non può e non deve tacere, tutti gli antifascisti e tutti i sinceri democratici devono lottare affinché venga fermato questo rapimento extra legale di un cittadino italiano in un paese dove i diritti umani sono sistematicamente e palesemente calpestati. GIANFRANCO LIBERO!!!

Gianfranco Castellotti, un veterinario massese e militante comunista del Front Antimperialist Italia, nonché attivista dell’associazione Berkin Elvan che ha sede presso il Cantiere Sociale Versiliese è trattenuto contro la sua volontà dalla polizia del regime turco.

Si trovava nel centro culturale Idil, frequentato da musicisti, artisti e attivisti, quando gli agenti hanno fatto una retata portando via una decina di persone. Per lui non sarebbero state ancora formulate accuse formali. Castellotti era a Istanbul per seguire il processo a carico dei ‘Grup Yorum’, gruppo musicale turco accusato di terrorismo per aver inneggiato troppe volte la libertà contro il governo. 

Come Laboratorio Contro la Repressione “Sacko” chiediamo Libertà immediata per il compagno Gianfranco Castellotti nelle mani del regime imperialista di Erdogan! Siamo Pronti a mobilitarsi in una logica internazionalista e di solidarietà di classe per sostenere le ragioni del compagno trattenuto e di tutti i prigionieri politici turchi.